L’ultima riunione della Cun grano duro (3 agosto) prima della pausa ha dimostrato quanto i rapporti tra industria e agricoltori siano lontani da un accordo sui prezzi e come questo strumento vada riformato, se non vuole essere marginalizzato dai mercati. E’ fin troppo chiaro che i commissari di parte agricola non credono più nel “miracolo” annunciato dalla Coldiretti, che ha voluto la Commissione unica per annientare i “trafficanti delle Borse merci”, con il risultato che la più importante, quella di Foggia, dopo la chiusura, ha gemmato una borsa privata, sul modello di Altamura. La bonomiana ha rincarato la dose con una campagna social per difendere la linea ufficiale e si è inventata addirittura uno spot per una marca di pasta industriale che comprerebbe solo frumento made in Italy. Confagricoltura, critica dalla prima ora, resta su posizioni di scettico silenzio. La Cia si è divisa tra chi avversa la Cun e chi la difende.
I verbali
Il 3 agosto, leggendo i verbali, ci si rende conto di quanto la situazione sia quella di due fronti contrapposti e immobili, a loro volta schiacciati dai mercati internazionali: i venditori hanno chiesto un aumento del 20% e gli acquirenti un ribasso del 50%. Non se ne è fatto nulla per l’esiguità degli scambi. Il copione della Cun è però parso quello di una guerra di trincea. La parte agricola parla di segni positivi, l’industria di stagnazione. Un importante industriale pugliese ha sottolineato di aver raccolto diverse informazioni dagli operatori, dalle quali emerge che le quotazioni attuali non trovano riscontro effettivo e ha lamentato un calo dei prezzi del prodotto trasformato. La parte agricola ha tirato fuori le serie storiche per negare la flessione reale dei prezzi della pasta e il discorso ha preso la piega peggiore, accusando la distribuzione di condizionare il mercato con le promozioni. Dopo un lungo accapigliarsi sui valori da dare al proteico si è convenuto di non cambiare nulla. Un teatrino. A questo punto, o cambia il vento dei mercati o converrà trovare presto un “colpevole” politico cui addossare il fallimento della Cun grano duro e voltare pagina.




