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DIGESTATO, NON BASTA AVERLO

Il digestato potrebbe sostituire una parte dei concimi minerali nel frumento, ma sono ancora tanti i fattori limitanti.

Con i fertilizzanti azotati ancora costosi, il digestato torna al centro dell’attenzione. Può contribuire a ridurre l’acquisto di concimi minerali ma nel frumento la disponibilità del prodotto non coincide automaticamente con un impiego efficiente.

Massimo Blandino, docente del Disafa dell’Università di Torino (nella foto), ha lavorato in passato su questa soluzione. Il suo giudizio è positivo ma condizionato: «Il digestato può essere una bella opportunità. Il primo problema è averne una disponibilità prossima all’azienda; il secondo è disporre di attrezzature adatte alla tipologia dei terreni e alla coltura».

La distanza pesa sul bilancio

Il digestato è più diluito di un concime minerale. Per apportare la stessa quantità di azoto occorre movimentare volumi elevati, con costi che crescono con la distanza dall’impianto. La convenienza è, quindi, soprattutto territoriale: funziona meglio quando produzione e utilizzo sono integrati nella stessa azienda o in un bacino agricolo vicino.

A livello europeo, il digestato e gli altri fertilizzanti derivati dagli effluenti sono considerati una leva per il riciclo dei nutrienti, ma i documenti tecnici del Joint Research Centre sottolineano che efficienza agronomica e tutela delle acque dipendono dalle caratteristiche del prodotto e dalla gestione della distribuzione.

In copertura cambia tutto

Sul frumento la difficoltà maggiore emerge quando si vuole utilizzare il digestato non soltanto prima della semina, ma come fonte azotata in copertura. In questa fase il terreno può essere umido e l’ingresso di cantieri pesanti rischia di causare ormaie, compattamento e danni diretti alle piante.

Blandino richiama un’esperienza condotta su un terreno leggero: «L’effetto nutritivo del digestato è stato evidente,  ma il compattamento provocato dal passaggio ha fatto produrre meno il grano. Se l’intervento non è organizzato bene, il beneficio nutrizionale può essere annullato dal danno fisico».

Il rischio dipende da massa del cantiere, numero di passaggi, umidità e portanza del suolo. Prima della distribuzione va verificata la possibilità di entrare in campo senza compromettere struttura e coltura.

Pre-semina e copertura non sono equivalenti

La distribuzione in pre-semina consente maggiore libertà operativa. Il digestato può apportare azoto e altri nutrienti, contribuendo alla fertilità del suolo. Ma non risponde necessariamente alla domanda della coltura nei momenti in cui l’azoto è più necessario.

«Usarlo prima dell’erpicatura può essere utile, ma non è la stessa cosa di una concimazione mirata in copertura con concimi azotati di sintesi», precisa Blandino. «Se si vuole impiegare il digestato come un concime minerale bisogna distribuirlo con precisione, nel momento giusto e con attrezzature che non danneggino il terreno».

Una parte dell’azoto è presente in forma ammoniacale, più prontamente disponibile, mentre la quota organica viene resa disponibile con tempi legati alla mineralizzazione. La composizione cambia in funzione delle matrici in ingresso e degli eventuali trattamenti di separazione: per costruire un piano attendibile servono analisi del digestato e conoscenza della quota di azoto effettivamente utilizzabile.

Una sostituzione da progettare

Il digestato non dovrebbe essere valutato come un prodotto gratuito. Al valore fertilizzante vanno sottratti i costi logistici; al risparmio di concime minerale vanno affiancati i rischi di distribuzione irregolare, perdite di azoto e compattamento.

Nel 2026, mentre molte aziende cercano alternative all’urea e al nitrato, la lezione è chiara: il digestato può diventare una risorsa soprattutto dove è locale, analizzato e inserito in un piano di concimazione. «La soluzione non è distribuirlo perché c’è», conclude Blandino. «Bisogna usarlo in modo efficiente; altrimenti resta un intervento costoso e poco efficace».

Per il frumento, la sfida è sincronizzare disponibilità dell’azoto e fabbisogno della pianta senza danneggiare il suolo. È questa organizzazione, più ancora della natura organica o minerale del fertilizzante, a determinare il risultato finale.

Autore: Azzurra Giorgio

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