<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>mercati - Grano Italiano</title>
	<atom:link href="https://granoitaliano.eu/tag/mercati/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://granoitaliano.eu/tag/mercati/</link>
	<description>Il giornale dei cerealicoltori</description>
	<lastBuildDate>Fri, 14 Aug 2026 06:13:54 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.1</generator>

<image>
	<url>https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/01/cropped-favicon-32x32.png</url>
	<title>mercati - Grano Italiano</title>
	<link>https://granoitaliano.eu/tag/mercati/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>FARE FARRO MA&#8230;..</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/fare-farro-ma/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Contini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Aug 2026 22:10:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[infestanti]]></category>
		<category><![CDATA[malerbe]]></category>
		<category><![CDATA[mercati]]></category>
		<category><![CDATA[prezzi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://granoitaliano.eu/?p=9913</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il farro romagnolo si conferma una coltura interessante per gli areali collinari. L'esperienza dell'azienda di Giorgio Giraldi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/fare-farro-ma/">FARE FARRO MA&#8230;..</a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Una coltura di nicchia in Romagna: il farro romagnolo: a che condizioni conviene.</p>
<p>In Romagna il farro può rappresentare una valida alternativa al grano, soprattutto negli areali collinari dove la gestione delle colture cerealicole risente sempre più delle difficoltà climatiche e della disponibilità dei terreni. La sua rusticità, la capacità di competere con le infestanti e la possibilità di inserirlo in rotazione con colture come il girasole ne fanno una soluzione interessante per alcune aziende agricole.<br />
L&#8217;esperienza di Giorgio Giraldi, agricoltore di Brisighella, in provincia di Ravenna, offre un punto di osservazione concreto. La sua azienda si estende per circa 390 ettari, in prevalenza su terreni collinari, e coltiva il farro all&#8217;interno di una filiera organizzata con una cooperativa. L&#8217;azienda dispone inoltre di un proprio impianto di trasformazione per una prima selezione del prodotto.<br />
La campagna appena conclusa ha dato risultati soddisfacenti. La resa si è attestata intorno ai 30 quintali per ettaro, nonostante la scarsità di precipitazioni. Il prodotto è risultato sano e senza problemi significativi di malattie. Un risultato positivo anche considerando i danni provocati dalla grandine in diverse aree della pianura romagnola.<br />
L&#8217;esperienza di Giraldi mostra però anche un altro aspetto. La scelta del farro non nasce soltanto dalle sue caratteristiche agronomiche. È anche il risultato della necessità di adattare l&#8217;ordinamento produttivo alle trasformazioni del territorio e del mercato.</p>
<h2>Farro in rotazione con il girasole</h2>
<p>«Nella mia azienda coltivo farro, un prodotto di nicchia, in filiera con una cooperativa e in rotazione con girasole», racconta Giraldi.<br />
La rotazione rappresenta uno degli elementi centrali nella gestione della coltura. Inserire il farro dopo una coltura come il girasole consente di diversificare l&#8217;avvicendamento e di distribuire nel tempo le esigenze agronomiche dell&#8217;azienda. In un contesto caratterizzato da stagioni sempre meno prevedibili, diversificare le colture può diventare una scelta utile anche per ridurre la dipendenza da un&#8217;unica produzione.<br />
Per Giraldi, inoltre, la filiera non si esaurisce con la raccolta. L&#8217;azienda dispone infatti di un impianto di trasformazione che permette di effettuare una prima selezione del farro prima della vendita al mulino.<br />
È un passaggio che ha una ricaduta economica precisa. «Questo mi consente di ottenere un prezzo migliore alla Borsa merci rispetto al prodotto grezzo», spiega l&#8217;agricoltore.<br />
La possibilità di intervenire sulla granella prima della commercializzazione permette quindi di valorizzare maggiormente il prodotto. Per una coltura di nicchia come il farro, la qualità commerciale può diventare un elemento determinante per migliorare la redditività.<br />
Non basta, dunque, produrre. Diventa importante anche sapere come preparare il prodotto per il mercato e con quale interlocutore lavorare.</p>
<h2>Una resa di 30 quintali per ettaro</h2>
<p>Il risultato produttivo ottenuto quest&#8217;anno assume particolare interesse se rapportato alle condizioni meteorologiche.<br />
«Ho ottenuto una buona resa, che si è attestata sui 30 q/ha, tenendo conto delle difficoltà climatiche causate dalla scarsità di precipitazioni», sottolinea Giraldi.<br />
Il dato non può essere letto soltanto come un valore produttivo. La disponibilità idrica è infatti uno dei principali fattori che condizionano le rese dei cereali autunno-vernini. Quando le precipitazioni risultano insufficienti o distribuite in modo irregolare, la capacità della coltura di mantenere un buon potenziale produttivo diventa un elemento decisivo.<br />
Nel caso del farro romagnolo, la campagna ha portato anche un altro risultato positivo. Il prodotto è arrivato alla raccolta sano, senza particolari problemi sanitari.<br />
«Ho ottenuto un prodotto sano, esente da malattie», precisa l&#8217;agricoltore, ricordando anche l&#8217;assenza di danni provocati dalla grandine nei propri appezzamenti.<br />
Il confronto con altre aziende della Romagna rende ancora più significativo questo risultato. In alcune zone della pianura, infatti, gli eventi grandinigeni hanno provocato danni alle colture.<br />
La variabilità degli eventi atmosferici porta così a considerare la scelta varietale e colturale anche sotto il profilo del rischio. Non esiste una coltura capace di eliminare gli effetti del clima, ma alcune specie possono offrire, in determinati ambienti, caratteristiche che meritano di essere valutate nell&#8217;ambito della pianificazione aziendale.</p>
<h2>Dalle alte rese del grano alla difficoltà dei terreni</h2>
<p>La storia produttiva dell&#8217;azienda di Giraldi racconta anche la trasformazione subita da una parte dell&#8217;agricoltura romagnola.<br />
In passato l&#8217;azienda coltivava superfici più ampie a grano duro e orzo. Le rese potevano raggiungere livelli decisamente superiori a quelli registrati oggi con il farro.<br />
«Prima riuscivo a coltivare molti più ettari anche a grano duro e orzo, dove riuscivo a produrre anche 70-80 q/ha», ricorda Giraldi.<br />
Il problema non è stato quindi soltanto agronomico. Gli eventi alluvionali che si sono susseguiti negli ultimi anni hanno reso inagibili diversi terreni.<br />
«Molti di questi terreni sono diventati inagibili e sarebbe troppo costoso rimetterli in produzione», spiega.<br />
La conseguenza è stata una riduzione della superficie coltivabile. Una parte dei terreni che in passato contribuiva alla produzione cerealicola aziendale non può oggi essere gestita con la stessa facilità.<br />
È un aspetto che merita attenzione perché mette in relazione agricoltura, gestione del territorio e sostenibilità economica. Recuperare un terreno agricolo danneggiato non significa soltanto ripristinarne la produttività. Significa sostenere costi che devono poi trovare una compensazione nella redditività delle colture.<br />
Per l&#8217;agricoltore, quindi, la scelta del farro si inserisce in un quadro più ampio. Non è semplicemente una sostituzione del grano con un altro cereale. È una risposta a un ambiente produttivo che negli ultimi anni è cambiato.</p>
<h2>Il controllo delle infestanti parte dalla falsa semina</h2>
<p>Uno degli aspetti più interessanti dell&#8217;esperienza di Giraldi riguarda la gestione delle infestanti. L&#8217;azienda opera in regime biologico e, di conseguenza, il controllo delle malerbe si basa sulle tecniche agronomiche.<br />
La strategia parte dalla falsa semina, seguita da una lavorazione con erpice a dischi prima della semina effettiva.<br />
«Effettuo la falsa semina, poi una lavorazione con erpice a dischi prima di procedere alla semina», spiega Giraldi.<br />
La tecnica sfrutta un principio semplice: stimolare la nascita delle infestanti prima della coltura principale e intervenire successivamente per eliminarle. In questo modo il cereale può partire su un terreno con una pressione infestante potenzialmente più contenuta.<br />
Nel caso del farro, secondo l&#8217;esperienza dell&#8217;agricoltore, esiste anche un vantaggio legato all&#8217;epoca di semina. «Con il farro è possibile svolgerla più precocemente del frumento», osserva.<br />
Una semina anticipata può favorire un rapido sviluppo della coltura e contribuire a migliorare la sua capacità competitiva. Ma non va considerata una soluzione automatica. La riuscita della falsa semina dipende dalle condizioni del terreno e soprattutto dalla presenza di umidità sufficiente a far germinare le infestanti.</p>
<h2>Falsa semina, una tecnica utile ma non automatica</h2>
<p>La falsa semina richiede quindi programmazione. L&#8217;agricoltore prepara il letto di semina in anticipo rispetto alla semina reale e attende la comparsa delle infestanti. Successivamente interviene con una lavorazione meccanica o, dove consentito dal sistema produttivo adottato, con un intervento di diserbo.<br />
L&#8217;obiettivo è ridurre la banca di infestanti presente negli strati superficiali del terreno e permettere alla coltura di partire con una minore competizione.<br />
I vantaggi sono diversi. La tecnica può ridurre la pressione delle malerbe, limitare la necessità di interventi successivi e favorire lo sviluppo iniziale del cereale. Nel biologico assume un&#8217;importanza ancora maggiore perché la gestione delle infestanti non può contare sul diserbo chimico.<br />
Giraldi, tuttavia, non nasconde le difficoltà. «Ho avuto dei campi dove non sono riuscito a contenere bene le infestanti», ammette.<br />
Il risultato dipende infatti dal momento in cui si prepara il terreno e dalle condizioni climatiche successive. Se manca acqua, le infestanti possono non germinare in modo uniforme. In questo caso la falsa semina perde parte della propria efficacia.<br />
È un limite particolarmente attuale. Le piogge autunnali diventano più irregolari e rendono meno semplice programmare le operazioni colturali. La tecnica resta valida, ma deve essere inserita in una strategia più ampia di gestione delle infestanti.</p>
<h2>Il farro compete con le infestanti</h2>
<p>«Il farro è una specie che raggiunge anche 1,5 metri di altezza, a differenza del grano, per cui “soffoca” le infestanti», afferma.<br />
La maggiore altezza e la capacità di sviluppare una massa vegetativa importante possono contribuire alla competizione con le malerbe. Questo aspetto non elimina la necessità di una buona tecnica colturale, ma può diventare un alleato dell&#8217;agricoltore.<br />
La lezione, anche in questo caso, è chiara: la competitività della coltura nasce dall&#8217;integrazione di più fattori. La falsa semina prepara il terreno, la scelta dell&#8217;epoca di semina favorisce l&#8217;avvio della coltura e lo sviluppo del farro contribuisce successivamente a limitare la luce disponibile per le infestanti.<br />
Non si tratta quindi di affidarsi a una singola tecnica. La gestione del farro richiede una sequenza coerente di operazioni.</p>
<h2>Un mercato ancora in evoluzione</h2>
<p>Se sul piano agronomico il farro mostra caratteristiche interessanti, anche il mercato merita attenzione. La quotazione del prodotto sulle Borse merci è relativamente recente.<br />
«Il farro è solo da cinque o sei anni che viene quotato nelle Borse merci. Prima non esisteva una quotazione e la vendita avveniva “a vista”», racconta Giraldi.<br />
Per una coltura di nicchia, la disponibilità di riferimenti di mercato rappresenta un passo importante. La quotazione permette infatti di avere un riferimento più strutturato per la formazione del prezzo, anche se non elimina le dinamiche legate alla qualità, alla domanda e ai rapporti di filiera.<br />
Giraldi ha scelto di mantenere un rapporto con aziende locali. Non ha invece aderito ai contratti di esportazione verso la Corea, un mercato che negli ultimi anni ha mostrato interesse per il farro prodotto in Italia.<br />
La scelta riflette una precisa filosofia commerciale: privilegiare una filiera conosciuta e rapporti territoriali consolidati, invece di inseguire necessariamente il mercato internazionale.</p>
<h2>Il rischio delle eccedenze</h2>
<p>a crescente domanda può però generare anche problemi quando l&#8217;offerta aumenta rapidamente.<br />
Secondo Giraldi, la Corea ha fatto seminare centinaia di ettari, ma oggi esistono difficoltà nella gestione di una quantità importante di prodotto. «Ci sono delle eccedenze di granella che rischiano di non essere ritirate», afferma.<br />
Il tema è centrale per chi valuta di introdurre il farro nel proprio ordinamento colturale. Prima di aumentare le superfici non basta considerare il prezzo dell&#8217;ultima campagna. Occorre verificare la solidità della filiera, la presenza di un acquirente e le condizioni di ritiro.<br />
«Tutto questo lo si saprà a fine agosto», osserva Giraldi, invitando alla prudenza nella lettura dei segnali provenienti dal mercato.<br />
È un approccio particolarmente importante per una coltura di nicchia. L&#8217;aumento della domanda può sostenere i prezzi, ma l&#8217;espansione troppo rapida delle superfici può produrre, a sua volta, un eccesso di offerta.<br />
«I mercati non sempre dicono la verità», conclude l&#8217;agricoltore.<br />
La frase sintetizza bene la necessità di leggere i prezzi insieme ai dati produttivi e ai contratti di filiera. Per il cerealicoltore, la redditività nasce dall&#8217;equilibrio tra resa, costi, qualità e certezza dello sbocco commerciale.</p>
<h2>Farro romagnolo, una scelta da valutare in azienda</h2>
<p>L&#8217;esperienza di Brisighella non permette di considerare il farro come una soluzione universale per la cerealicoltura romagnola. Offre però diversi spunti di riflessione.<br />
La coltura ha mostrato una buona capacità produttiva anche in una campagna caratterizzata dalla scarsità di precipitazioni. La gestione delle infestanti può sfruttare tecniche agronomiche come la falsa semina e la maggiore competitività della pianta. La rotazione con il girasole permette inoltre di inserirla in un ordinamento diversificato.<br />
Restano però due variabili decisive: il territorio e il mercato. La risposta del farro dipende dall&#8217;ambiente pedoclimatico e dalla tecnica colturale. Allo stesso modo, la convenienza economica dipende dalla possibilità di collocare il prodotto alle condizioni previste.<br />
Per questo, prima di aumentare le superfici, conviene valutare attentamente costi, rese attese, disponibilità idrica, gestione delle infestanti e soprattutto accordi di filiera.<br />
Il farro può quindi essere una valida alternativa al grano in determinati contesti. Ma, come dimostra l&#8217;esperienza di Giraldi, la scelta deve partire dalle caratteristiche dell&#8217;azienda e arrivare fino al mercato. In una cerealicoltura sempre più condizionata dal clima, dalla disponibilità dei terreni e dalla volatilità dei prezzi, diversificare può essere una strategia interessante. Purché la diversificazione sia accompagnata da tecnica, organizzazione e attenzione alla commercializzazione.</p>
<p><em>Autore: Alessandro Contini</em></p>
<p><strong><em>Puoi seguirci anche sui social, siamo su <a href="https://www.facebook.com/granoitaliano1" target="_blank" rel="noopener" data-cmp-vendor="19">Facebook</a>, <a href="https://www.linkedin.com/company/granoitaliano" target="_blank" rel="noopener" data-cmp-vendor="60">Linkedin</a> e <a href="https://www.instagram.com/granoitaliano.eu/" target="_blank" rel="noopener" data-cmp-ab="2">Instagram</a></em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/fare-farro-ma/">FARE FARRO MA&#8230;..</a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>ANNATA DIFFICILE IN MAREMMA</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/annata-difficile-in-maremma/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Contini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Aug 2026 22:10:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamento climatico]]></category>
		<category><![CDATA[cia]]></category>
		<category><![CDATA[CUN]]></category>
		<category><![CDATA[diserbo]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[fusarium]]></category>
		<category><![CDATA[infestanti]]></category>
		<category><![CDATA[mercati]]></category>
		<category><![CDATA[semine]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://granoitaliano.eu/?p=9880</guid>

					<description><![CDATA[<p>L'annata cerealicola in Maremma è stata caratterizzata da piogge abbondanti, Fusarium e calo delle rese. Claudio Capecchi analizza le difficoltà produttive.</p>
<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/annata-difficile-in-maremma/">ANNATA DIFFICILE IN MAREMMA</a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il bilancio della campagna cerealicola nel Grossetano.</p>
<p>L&#8217;annata agraria appena conclusa lascia un bilancio tutt&#8217;altro che positivo per i cerealicoltori della Maremma toscana. L&#8217;eccesso di precipitazioni tra autunno e inverno, seguito da un brusco arresto delle piogge nel periodo primaverile, ha messo a dura prova la coltivazione del grano duro. Le conseguenze sono state molteplici: difficoltà nelle semine, dilavamento degli elementi nutritivi, maggiore pressione delle malattie fungine e un sensibile calo delle rese.<br />
A descrivere la situazione è Claudio Capecchi, agricoltore di Scansano (Grosseto), socio CIA e membro supplente della Commissione Unica Nazionale (CUN) del frumento duro. La sua testimonianza offre uno spaccato concreto delle problematiche affrontate dalle aziende cerealicole dell&#8217;area tirrenica e apre una riflessione sul rapporto tra qualità, mercato e redditività della produzione italiana.</p>
<h2>Un&#8217;azienda diversificata nel cuore della Maremma</h2>
<p>L&#8217;azienda agricola di Claudio Capecchi si estende su circa 70 ettari nel comune di Scansano. «Seguo un indirizzo zootecnico cerealicolo con l&#8217;allevamento di ovini e la coltivazione di grano duro e altri cereali minori, affiancati da un vigneto destinato alla produzione del Morellino di Scansano DOCG e da un piccolo oliveto. Una diversificazione tipica del territorio maremmano, che consente di distribuire il rischio produttivo e di integrare le attività aziendali. La cerealicoltura, tuttavia, continua a rappresentare una componente strategica dell&#8217;economia aziendale.». racconta Capecchi</p>
<h2>Piogge persistenti e semine difficili</h2>
<p>La campagna 2025-2026 è stata fortemente condizionata dall&#8217;andamento climatico.<br />
Le abbondanti precipitazioni autunnali e invernali hanno innanzitutto limitato le possibilità di effettuare le semine nelle migliori condizioni. Nei terreni dove la semina è stata comunque eseguita, le continue piogge hanno favorito il dilavamento dell&#8217;azoto e degli altri elementi nutritivi, riducendone l&#8217;efficacia.<br />
Alle difficoltà nutrizionali si è aggiunto un aumento della pressione delle patologie fungine.<br />
«Le precipitazioni hanno favorito soprattutto il Fusarium», spiega Capecchi.<br />
Si tratta di una delle principali criticità per il frumento duro, non solo perché può compromettere la produzione, ma anche perché influisce sulla qualità sanitaria della granella e sulla presenza di micotossine, aspetto sempre più monitorato lungo la filiera.</p>
<h2>Rese in forte calo rispetto alla media aziendale</h2>
<p>Gli effetti dell&#8217;annata si sono tradotti in una sensibile riduzione delle produzioni.<br />
«L&#8217;azienda si è fermata a circa 31 quintali per ettaro, contro una media storica di circa 40 quintali».<br />
Una diminuzione superiore al 20%, che rappresenta una perdita economica significativa in un contesto già caratterizzato da costi di produzione elevati.<br />
Il dato conferma come, negli ultimi anni, la variabilità climatica renda sempre più difficile mantenere livelli produttivi costanti. Le oscillazioni tra eccessi idrici e lunghi periodi siccitosi obbligano infatti gli agricoltori ad adattare continuamente le strategie agronomiche.</p>
<h2>Proteine elevate, ma non basta</h2>
<p>Nonostante il calo delle rese, la qualità proteica del raccolto si è mantenuta su livelli soddisfacenti.<br />
Capecchi coltiva principalmente la varietà Antalis, scelta proprio per la sua predisposizione a produrre frumento con elevato contenuto proteico.<br />
« Le analisi mostrano una media del 13% di proteine, con punte del 14%, ma anche casi che scendono al 12% »<br />
Si tratta di valori generalmente apprezzati dall&#8217;industria della trasformazione. Tuttavia, ottenere un elevato tenore proteico non è più sufficiente per garantire una remunerazione soddisfacente.<br />
Il mercato richiede infatti un equilibrio tra diversi parametri qualitativi, tra cui il peso specifico, la sanità della granella e la costanza delle caratteristiche merceologiche.</p>
<h2>Cambiamenti climatici e gestione dell&#8217;azoto</h2>
<p>Secondo Capecchi, il problema principale è rappresentato dalla crescente instabilità climatica.<br />
«Per produrre un grano ad alto contenuto proteico bisogna aumentare gli input tecnici, ma oggi è difficile programmare la gestione agronomica.»<br />
Le piogge intense alternate a lunghi periodi asciutti modificano infatti il comportamento della coltura e l&#8217;efficienza della concimazione azotata.<br />
L&#8217;interruzione delle precipitazioni intorno alla metà di maggio ha determinato un fenomeno ormai sempre più frequente negli ambienti mediterranei.<br />
«Quando smette di piovere rimane troppo azoto disponibile e la coltura va incontro alla cosiddetta stretta.»<br />
La maturazione si blocca improvvisamente e il risultato è un frumento con buon contenuto proteico ma con peso specifico ridotto.<br />
Un aspetto particolarmente penalizzante dal punto di vista commerciale, poiché entrambe le caratteristiche incidono direttamente sulla formazione del prezzo.</p>
<h2>La “stretta da caldo”</h2>
<p>La “stretta da caldo” nei cereali è una fisiopatia causata da alte temperature (30° C e oltre)che associate ad una carenza idrica causa un rapido invecchiamento dei tessuti, il periodo più critico è quello a partire dalla spigatura fino alla maturazione latteo/cerosa in questa fase le alte temperature portano ad avere un&#8217;elevata evapotrapirazione con riduzione dell&#8217;assimilazione netta e tutto ciò causa la formazione di cariossidi piccole con conseguenze negative sulla qualità delle farine e delle semole.</p>
<h2>Rotazioni e lavorazioni per contenere le infestanti</h2>
<p>La gestione delle infestanti nell&#8217;azienda maremmana si basa soprattutto sulla prevenzione.<br />
L&#8217;avvicendamento colturale rappresenta il principale strumento di controllo, grazie all&#8217;alternanza tra cereali, prati, erbai e pascoli destinati all&#8217;alimentazione del bestiame.<br />
«Le rotazioni mi consentono di mantenere i campi puliti senza ricorrere frequentemente agli erbicidi.»<br />
Anche la preparazione del letto di semina contribuisce al contenimento delle infestanti.<br />
La frangizollatura permette infatti di interrare la vegetazione spontanea prima della semina. Solo nei casi di infestazioni particolarmente elevate si rende necessario un trattamento chimico.<br />
Durante la primavera viene invece effettuato un intervento erbicida, generalmente in concomitanza con le concimazioni azotate.</p>
<h2>Foglia larga sotto controllo</h2>
<p>Tra le principali infestanti presenti in azienda prevalgono le specie a foglia larga.<br />
Secondo Capecchi, queste risultano relativamente semplici da controllare, con costi contenuti e un impatto ambientale limitato.<br />
«Nella mia azienda non costituisce un problema invece il loietto a differenza di molte aree cerealicole italiane grazie alle lavorazioni che interrano i residui colturali.»<br />
Una strategia che conferma come l&#8217;integrazione tra tecniche agronomiche e difesa possa ridurre la dipendenza dai prodotti fitosanitari.</p>
<h2>Il biologico diventa sempre più interessante</h2>
<p>Uno dei temi emersi dall&#8217;intervista riguarda l&#8217;evoluzione del mercato del grano biologico.<br />
Pur conducendo oggi un&#8217;azienda convenzionale, Capecchi guarda con crescente interesse alla possibile conversione.<br />
«Negli ultimi due anni il grano biologico è stato valorizzato molto meglio rispetto al convenzionale.»<br />
Una situazione diversa rispetto al passato, quando il differenziale di prezzo risultava decisamente più contenuto.<br />
Naturalmente la scelta di convertire un&#8217;azienda cerealicola al biologico richiede valutazioni approfondite, sia dal punto di vista tecnico sia economico. Tuttavia, il crescente interesse della filiera potrebbe rappresentare un&#8217;opportunità soprattutto nelle aree dove la pressione delle infestanti e delle malattie è gestibile.</p>
<h2>Commercializzazione e ruolo della CUN</h2>
<p>Il grano prodotto dall&#8217;azienda viene conferito a un centro di stoccaggio, dove viene programmata la vendita in funzione dell&#8217;andamento del mercato.<br />
«Possiamo decidere insieme quando vendere il prodotto, anche suddividendo la commercializzazione in più momenti.»<br />
Dal marzo scorso il prezzo di riferimento non è più determinato esclusivamente dalle principali piazze mercantili, come Bologna, ma anche dalle quotazioni elaborate dalla Commissione Unica Nazionale del frumento duro.<br />
Si tratta di uno strumento nato con l&#8217;obiettivo di aumentare trasparenza e uniformità nella formazione dei prezzi.</p>
<h2>La valorizzazione del grano italiano resta una sfida aperta</h2>
<p>Proprio sul funzionamento della CUN si concentra la riflessione finale di Capecchi.<br />
L&#8217;agricoltore riconosce l&#8217;importanza dello strumento come sistema di rilevazione dei prezzi, ma ritiene che il confronto lungo la filiera possa essere ancora migliorato.<br />
«La CUN dovrebbe diventare anche un luogo di dialogo tra produzione e industria per valorizzare il grano italiano.»<br />
Secondo Capecchi, il tema non riguarda esclusivamente il prezzo, ma anche il riconoscimento del valore sanitario e qualitativo del prodotto nazionale.<br />
«Il mio è un grano sano, coltivato seguendo criteri rigorosi e con grande attenzione verso il consumatore.»<br />
L&#8217;agricoltore sottolinea inoltre come il grano importato da Paesi extra UE sia soggetto a regole produttive e controlli differenti rispetto a quelli richiesti agli agricoltori italiani.<br />
Per questo motivo auspica che strumenti come la CUN e il progetto Granaio d&#8217;Italia possano favorire una maggiore integrazione della filiera e una migliore valorizzazione del prodotto nazionale.<br />
«In caso contrario il prezzo continuerà a seguire esclusivamente il mercato internazionale e molti ettari oggi coltivati a grano duro rischiano di scomparire.»</p>
<h2>Una cerealicoltura chiamata ad affrontare nuove sfide</h2>
<p>L&#8217;esperienza dell&#8217;azienda di Claudio Capecchi rappresenta bene le difficoltà che stanno vivendo numerose aziende cerealicole dell&#8217;Italia centrale.<br />
Il cambiamento climatico rende sempre più complessa la gestione agronomica, mentre il mercato richiede contemporaneamente rese elevate, qualità tecnologica, alto contenuto proteico e sostenibilità.<br />
In questo scenario la competitività del frumento duro italiano dipenderà dalla capacità della filiera di valorizzare non soltanto il prezzo, ma anche gli elevati standard qualitativi, ambientali e sanitari garantiti dalle aziende agricole nazionali. Solo attraverso un dialogo più stretto tra produzione, stoccaggio e industria sarà possibile mantenere competitiva una coltura strategica per l&#8217;agricoltura italiana.</p>
<p><em>Autore: Alessandro Contini</em></p>
<p><strong><em>Puoi seguirci anche sui social, siamo su <a href="https://www.facebook.com/granoitaliano1" target="_blank" rel="noopener" data-cmp-vendor="19">Facebook</a>, <a href="https://www.linkedin.com/company/granoitaliano" target="_blank" rel="noopener" data-cmp-vendor="60">Linkedin</a> e <a href="https://www.instagram.com/granoitaliano.eu/" target="_blank" rel="noopener" data-cmp-ab="2">Instagram</a></em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/annata-difficile-in-maremma/">ANNATA DIFFICILE IN MAREMMA</a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>«MA LE PROTEINE VANNO PAGATE»</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/ma-le-proteine-vanno-pagate/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Contini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Aug 2026 22:10:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[CUN]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[mercati]]></category>
		<category><![CDATA[mercato]]></category>
		<category><![CDATA[prezzi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://granoitaliano.eu/?p=9800</guid>

					<description><![CDATA[<p>L'agricoltore foggiano Mauro De Santo analizza le criticità della filiera del frumento duro in Puglia</p>
<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/ma-le-proteine-vanno-pagate/">«MA LE PROTEINE VANNO PAGATE»</a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Di Santo sottolinea che l&#8217;industria richiede grano ad alto contenuto proteico, ma non sempre riconosce un valore adeguato.</p>
<h2>Il paradosso del grano proteico</h2>
<p>La Puglia continua a rappresentare uno dei principali bacini produttivi di frumento duro in Italia. Qui si concentra una parte importante della materia prima destinata all&#8217;industria molitoria e alla produzione di pasta. Negli ultimi anni, però, molti cerealicoltori denunciano uno squilibrio crescente tra le caratteristiche qualitative richieste dal mercato e il riconoscimento economico ricevuto.<br />
Tra loro c&#8217;è Mauro Di Santo, agricoltore di Ascoli Satriano, in provincia di Foggia, socio fondatore di GranoSalus e profondo conoscitore delle dinamiche della filiera cerealicola.<br />
Secondo Di Santo, il punto critico riguarda soprattutto il contenuto proteico del grano duro. «All&#8217;agricoltura convenzionale viene richiesto un frumento con almeno il 15% di proteine, mentre il grano biologico, che spesso presenta valori decisamente inferiori, viene pagato in modo analogo. È un paradosso che penalizza chi investe per raggiungere standard qualitativi molto elevati».</p>
<h2>L&#8217;azienda agricola sui Monti Dauni</h2>
<p>L&#8217;azienda di Mauro Di Santo si estende per circa 100 ettari ad Ascoli Satriano, a 360 metri di altitudine sui Monti Dauni. Si tratta di un&#8217;area caratterizzata da terreni collinari, ricchi di scheletro e con limitata capacità produttiva, condizioni che influenzano inevitabilmente le rese. Ben diverso il comportamento dell&#8217;orzo, che ha raggiunto produzioni fino a 70 quintali per ettaro, confermando come questa coltura riesca ad adattarsi meglio agli ambienti più difficili della collina foggiana.</p>
<h2>Il clima ha limitato rese e qualità</h2>
<p>L&#8217;andamento meteorologico dell&#8217;ultima campagna ha inciso in modo determinante sia sulla produzione sia sulla qualità del raccolto.<br />
L&#8217;assenza di precipitazioni nel mese di maggio ha limitato il riempimento della granella e, soprattutto, ha reso difficile raggiungere quei livelli proteici richiesti dai disciplinari dei contratti di filiera.<br />
«Quest&#8217;anno pochi produttori sono riusciti a raggiungere il livello proteico richiesto dai pastifici. Le condizioni climatiche hanno impedito di ottenere contemporaneamente quantità e qualità», osserva Di Santo.<br />
Il tema non riguarda soltanto il valore commerciale del raccolto, ma anche la sostenibilità tecnica della coltivazione. Incrementare il contenuto proteico richiede infatti una gestione agronomica molto accurata e investimenti aggiuntivi, soprattutto nella nutrizione azotata. Se tali sforzi non vengono remunerati dal mercato, l&#8217;equilibrio economico dell&#8217;azienda agricola diventa sempre più fragile.</p>
<h2>Contratti di filiera: quando conta solo la proteina</h2>
<p>Secondo Di Santo, i contratti proposti dall&#8217;industria pastaia presentano una criticità di fondo: attribuiscono quasi esclusivamente al contenuto proteico il valore qualitativo del grano.<br />
«Nei contratti il parametro che fa realmente la differenza è la percentuale di proteine. Tutto il resto passa in secondo piano».<br />
Una visione che, secondo il cerealicoltore pugliese, non valorizza adeguatamente altri aspetti della qualità della granella e scarica sull&#8217;agricoltore gran parte del rischio produttivo.<br />
L&#8217;elevato contenuto proteico è certamente importante per alcune lavorazioni industriali e consente una più rapida essiccazione della pasta. Tuttavia, quando gli eventi climatici compromettono naturalmente questo parametro, il produttore rischia di non ottenere i premi previsti, pur avendo sostenuto costi elevati.</p>
<h2>La proposta: una filiera pubblica regionale</h2>
<p>Per superare queste criticità, Di Santo propone un modello diverso di organizzazione della filiera.<br />
«Ho suggerito all&#8217;assessore regionale all&#8217;Agricoltura la creazione di una filiera pubblica nella quale siano certificati i costi di produzione dell&#8217;agricoltore e quelli dell&#8217;industria. Successivamente dovrebbe essere verificato il margine applicato fino alla vendita nella grande distribuzione».<br />
L&#8217;obiettivo sarebbe quello di costruire contratti più trasparenti e maggiormente equilibrati.<br />
Secondo Di Santo, una cabina di regia regionale potrebbe inoltre condizionare l&#8217;accesso agli incentivi pubblici destinati all&#8217;industria agroalimentare alla sottoscrizione di accordi realmente equi con i produttori agricoli.<br />
«Se un pastificio beneficia di incentivi pubblici, dovrebbe anche assumersi l&#8217;impegno di sottoscrivere contratti di filiera che garantiscano una distribuzione più equilibrata del valore».<br />
Una proposta che punta ad aumentare la trasparenza economica lungo tutta la catena di trasformazione, tema sempre più centrale anche nel dibattito europeo sulla sostenibilità delle filiere agroalimentari.</p>
<h2>Pane e prodotti da forno: un&#8217;opportunità da sviluppare</h2>
<p>Di Santo guarda con interesse anche a filiere alternative rispetto a quella tradizionale della pasta.<br />
«Se avessi la possibilità di entrare in una filiera dedicata al pane o ai prodotti da forno, sceglierei quella strada. Sono prodotti che hanno una valorizzazione economica diversa e vengono commercializzati quotidianamente».<br />
L&#8217;osservazione richiama un tema spesso discusso nel settore cerealicolo: diversificare gli sbocchi commerciali del frumento duro potrebbe ridurre la dipendenza dei produttori da un unico comparto industriale, aumentando le possibilità di valorizzazione delle produzioni di qualità.</p>
<h2>Perché Di Santo non firma i contratti con i pastifici</h2>
<p>Nonostante abbia avuto l&#8217;opportunità di aderire ai contratti di filiera proposti dall&#8217;industria pastaia, Di Santo ha deciso di non sottoscriverli.<br />
«Non vedo il senso di firmare un contratto che premia soltanto il contenuto proteico quando, nella pratica industriale, il grano viene comunque trasformato anche con valori molto più bassi».<br />
Una posizione che riflette il malcontento di una parte dei cerealicoltori pugliesi, convinti che il potere contrattuale sia oggi fortemente sbilanciato a favore dell&#8217;industria di trasformazione.</p>
<h2>Cun e costi di produzione: le perplessità dei produttori</h2>
<p>Tra gli aspetti maggiormente criticati da Di Santo figura anche il funzionamento della Commissione Unica Nazionale (Cun) del grano duro.<br />
Secondo l&#8217;agricoltore foggiano, l&#8217;attuale composizione della Commissione non garantirebbe un&#8217;effettiva rappresentanza degli interessi della parte agricola.<br />
«La Cun è nata già con un&#8217;impostazione che favorisce maggiormente la componente industriale».</p>
<p>La critica riguarda soprattutto l&#8217;andamento delle quotazioni formulate nel corso del 2026.<br />
«Da mesi il prezzo indicato dalla CUN risulta inferiore ai costi medi di produzione elaborati da Ismea. Una situazione che, a mio avviso, contrasta con lo spirito della normativa sulle pratiche commerciali sleali, che vieta la vendita sotto costo».<br />
Il riferimento è alla disciplina introdotta in Italia nel recepimento della direttiva europea 2019/633 contro le pratiche commerciali sleali nella filiera agroalimentare, nata proprio per rafforzare la tutela della parte economicamente più debole.</p>
<h2>Il caso Ismea e la sentenza del Tar</h2>
<p>Le preoccupazioni di Di Santo si estendono anche alle recenti vicende che hanno interessato il monitoraggio dei costi medi di produzione del frumento.<br />
Secondo quanto ricorda l&#8217;agricoltore, una recente sentenza del Tar del Lazio ha annullato il provvedimento con cui Ismea aveva disposto il monitoraggio dei costi medi di produzione del raccolto 2025, accogliendo il ricorso presentato da numerose imprese del comparto molitorio.<br />
Per Di Santo la conseguenza è evidente.<br />
«I cerealicoltori perdono uno dei principali strumenti di trasparenza sui costi di produzione e anche i consumatori dispongono di meno informazioni sul valore reale del grano lungo la filiera».<br />
La questione resta particolarmente delicata perché la disponibilità di dati ufficiali rappresenta uno degli elementi fondamentali per costruire contratti equilibrati e favorire una formazione trasparente dei prezzi.</p>
<h2>Serve una filiera che distribuisca il valore</h2>
<p>L&#8217;esperienza raccontata da Mauro Di Santo fotografa alcune delle principali criticità che oggi interessano la cerealicoltura italiana. La crescente richiesta di grani ad alto contenuto proteico, l&#8217;incertezza climatica, i costi di produzione sempre più elevati e il difficile equilibrio nei rapporti contrattuali con l&#8217;industria rappresentano sfide concrete per molte aziende agricole.<br />
Il confronto tra produzione primaria, trasformazione e istituzioni rimane quindi un passaggio fondamentale per costruire filiere capaci di distribuire il valore in modo più equilibrato. Solo attraverso regole trasparenti, dati condivisi e contratti realmente sostenibili sarà possibile garantire redditività ai cerealicoltori e continuità produttiva a uno dei comparti strategici dell&#8217;agroalimentare italiano.</p>
<p><em>Autore: Alessandro Contini</em></p>
<p><strong><em>Puoi seguirci anche sui social, siamo su <a href="https://www.facebook.com/granoitaliano1" target="_blank" rel="noopener" data-cmp-vendor="19">Facebook</a>, <a href="https://www.linkedin.com/company/granoitaliano" target="_blank" rel="noopener" data-cmp-vendor="60">Linkedin</a> e <a href="https://www.instagram.com/granoitaliano.eu/" target="_blank" rel="noopener" data-cmp-ab="2">Instagram</a></em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/ma-le-proteine-vanno-pagate/">«MA LE PROTEINE VANNO PAGATE»</a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>DURO 2026, QUALITÀ OLTRE LE PROTEINE</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/qualita-oltre-le-proteine/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jul 2026 22:10:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[mercati]]></category>
		<category><![CDATA[pasta]]></category>
		<category><![CDATA[proteine]]></category>
		<category><![CDATA[rese]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://granoitaliano.eu/?p=9758</guid>

					<description><![CDATA[<p>I primi grani duri 2026 mostrano buone caratteristiche. Le proteine calano soprattutto dove le rese sono elevate ma la qualità resta positiva.</p>
<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/qualita-oltre-le-proteine/">DURO 2026, QUALITÀ OLTRE LE PROTEINE</a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="3919" data-end="4232">Le proteine sono il parametro più discusso del raccolto di <strong data-start="3978" data-end="3997">grano duro 2026</strong> ma i primi riscontri dei molini invitano a non giudicare le partite attraverso un solo numero. Peso specifico, vitrosità, colore, bianconatura, qualità del glutine e sanità restituiscono, infatti, un quadro complessivamente favorevole.</p>
<p data-start="4234" data-end="4584">Il dato coincide con le prime stime Italmopa: circa 4,1 milioni di tonnellate a livello nazionale, sopra la media dell’ultimo quinquennio, con buoni pesi specifici e un contenuto proteico mediamente inferiore al 2025. La Puglia supererebbe un milione di tonnellate, il risultato più elevato dell’ultimo decennio.</p>
<h2 data-section-id="16h3knf" data-start="4586" data-end="4628">Tavoliere, rese elevate e meno proteine</h2>
<p data-start="4630" data-end="4956">Dal proprio osservatorio sulle filiere pugliesi, Giandomenico Marcone di Granoro ci descrive una materia prima di ottimo livello. «Eccetto le proteine, leggermente più basse rispetto agli altri anni, le altre caratteristiche sono eccellenti: il grano ha un bel peso specifico, un bel colore, molta vitrosità e poca bianconatura».</p>
<p data-start="4958" data-end="5516">La riduzione viene stimata mediamente tra mezzo punto e un punto. Nel Tavoliere, però, la campagna è stata particolarmente produttiva, con punte intorno ai <strong data-start="5114" data-end="5140">60 quintali per ettaro</strong>. In queste condizioni può emergere il noto effetto di diluizione: se la quantità di amido accumulata nella granella aumenta più dell’azoto assorbito e traslocato, la percentuale di proteine diminuisce pur in presenza di una coltura ben riuscita. Una dinamica già evidenziata nelle prime analisi del raccolto pubblicate da Grano Italiano.</p>
<p data-start="5518" data-end="6004">Una nutrizione azotata efficace, infatti, deve essere commisurata alla resa attesa, alla fertilità del terreno e alle condizioni termopluviometriche. Per ottenere proteine elevate e ridurre la bianconatura è particolarmente importante che l’azoto sia disponibile durante la granigione. Questo non significa aumentare indiscriminatamente le dosi ma calibrare e frazionare gli apporti in funzione di suolo, varietà e potenziale produttivo.</p>
<h2 data-section-id="1nzlauw" data-start="6006" data-end="6044">Il glutine conta quanto le proteine</h2>
<p data-start="6046" data-end="6450"><strong>Per la trasformazione, il tenore proteico non esaurisce il giudizio tecnologico</strong>. Marcone sottolinea come la qualità dle glutine sia un parametro fondamentale, oltre la percentuale di contenuto proteico. Semole e pasta potranno, quindi, avere qualcosa in meno in termini di proteine, senza che ciò implichi automaticamente una perdita equivalente di tenuta tecnologica.</p>
<p data-start="6452" data-end="6758">Spostandoci al Nord Italia, anche i primi ritiri di Molini Certosa tra Pavese e Alessandrino confermano buone rese, pesi elevati e assenza di criticità sanitarie. Barbara Soravia segnala una situazione variegata ma in cui le partite si collocano mediamente oltre il 13% di proteine, pur essendo ancora presto per fare un quadro complessivo.</p>
<p data-start="6979" data-end="7257" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Il raccolto sembra, dunque, gestibile per i molini, anche attraverso la selezione e la miscelazione delle diverse partite. Il quadro definitivo, tuttavia, potrà essere tracciato soltanto tra fine agosto e settembre, dopo l’arrivo di volumi più consistenti e provenienze più ampie. Le previsioni relative al duro estero, poi, non confermano le criticità temute nei mesi precedenti: i raccolti canadesi dovrebbero essere nella media dal punto di vista dei volumi e la filiera non dovrebbe entrare in crisi dal punto di vista della disponibilità di prodotto.</p>
<p data-start="6979" data-end="7257" data-is-last-node="" data-is-only-node=""><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
<p data-start="6979" data-end="7257" data-is-last-node="" data-is-only-node=""><strong><em>Puoi seguirci anche sui social, siamo su <a href="https://www.facebook.com/granoitaliano1" target="_blank" rel="noopener" data-cmp-vendor="19" data-cmp-ab="2">Facebook</a>, <a href="https://www.linkedin.com/company/granoitaliano" target="_blank" rel="noopener" data-cmp-vendor="60" data-cmp-ab="2">Linkedin</a> e <a href="https://www.instagram.com/granoitaliano.eu/" target="_blank" rel="noopener" data-cmp-ab="2">Instagram</a></em></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/qualita-oltre-le-proteine/">DURO 2026, QUALITÀ OLTRE LE PROTEINE</a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>«DOVREMO ANDARE OLTRE IL PREZZO»</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/dovremo-andare-oltre-il-prezzo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[paolo.viana]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Jul 2026 22:10:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Forum tutto l'anno]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[mercati]]></category>
		<category><![CDATA[prezzi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://granoitaliano.eu/?p=9773</guid>

					<description><![CDATA[<p>L'analisi di Impresa Persona Agroalimentare</p>
<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/dovremo-andare-oltre-il-prezzo/">«DOVREMO ANDARE OLTRE IL PREZZO»</a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1">Per alcuni anni il mercato del frumento è sembrato muoversi come un pendolo impazzito. Prima la pandemia, poi la guerra in Ucraina, la corsa dei costi energetici, gli effetti sempre più evidenti del cambiamento climatico: ogni nuovo evento ha spostato gli equilibri, alimentando una volatilità che sembrava destinata a non avere fine e portando, in alcuni momenti, a quotazioni impensabili fino a poco tempo prima. Oggi quel pendolo sembra rallentare. Gli stock mondiali tornano a crescere, l&#8217;offerta recupera terreno e i prezzi scendono. Potrebbe sembrare un ritorno alla normalità.</p>
<p class="p1">In realtà, forse, è l&#8217;inizio di una normalità nuova. È da questa constatazione che ha preso le mosse l&#8217;ultimo appuntamento di <b>Forum Tutto l&#8217;Anno</b>, il ciclo di approfondimenti promosso da <b>Impresa Persona Agroalimentare</b>, dedicato al tema <b><i>&#8220;Cosa fare in un periodo di prezzi bassi in agricoltura?&#8221;</i></b>, che ha attraversato diversi comparti, ma nel quale il caso dei cereali e del frumento ha assunto un peso particolarmente significativo, sia per la fase di mercato sia per le strategie concrete messe in campo dalle imprese.</p>
<p class="p1">Il confronto ha restituito una consapevolezza importante, ben sintetizzata dal professor <b>Angelo Frascarelli</b>, docente dell’Università degli Studi di Perugia: «I prezzi bassi non rappresentano necessariamente una parentesi, ma una nuova normalità con cui il settore dovrà imparare a confrontarsi. E se cambia la normalità, deve cambiare anche il nostro modo di fare impresa».</p>
<p class="p1">Nel caso del frumento i segnali sono particolarmente evidenti. Dopo una campagna produttiva positiva a livello mondiale, con raccolti abbondanti anche in aree chiave come il Canada per il grano duro, gli stock mondiali, europei e italiani si sono progressivamente ricostituiti. Il risultato è un mercato meno teso, nel quale il tradizionale differenziale di prezzo tra grano duro e grano tenero si è quasi annullato: oggi le due commodity viaggiano su livelli molto simili, una situazione insolita che racconta meglio di qualsiasi grafico quanto siano cambiati gli equilibri del settore. Il mais rappresenta, al momento, una delle poche eccezioni, sostenuto dalle tensioni climatiche che stanno interessando diverse aree europee.</p>
<p class="p1">«Negli ultimi anni i mercati agricoli hanno vissuto sulle montagne russe – ha sottolineato <b>Gianmaria Bettoni</b>, presidente di <b>Impresa Persona Agroalimentare</b>, introducendo l&#8217;incontro –. Per questo abbiamo scelto di partire dall&#8217;esperienza di chi opera sul campo, senza alimentare lamenti, facili illusioni o scorciatoie. Il primo passo è guardare la realtà per quella che è e provare a capire quali strade nuove possono essere percorse. In questa situazione, continuare ad aspettare un nuovo ciclo di prezzi elevati rischia di essere un esercizio sterile. La domanda che dovremmo porci è un&#8217;altra: come si crea reddito in un mercato di questo tipo?»</p>
<p class="p1">Per il comparto del frumento questo significa, prima di tutto, liberarsi dall&#8217;idea che la competitività possa dipendere esclusivamente dal prezzo. Il mercato è sempre più influenzato da fattori che nessun imprenditore può controllare: gli equilibri geopolitici, gli eventi climatici, la speculazione finanziaria. Basti pensare che già oggi gli analisti guardano con attenzione ai possibili effetti di El Niño nel 2027, il fenomeno climatico legato al surriscaldamento delle acque del Pacifico che potrebbe incidere sulle produzioni agricole mondiali. Per questo conoscere il mercato, leggere i dati e interpretare ciò che accade nel mondo diventa una competenza imprenditoriale importante quanto saper produrre bene. «Proprio perché questi fattori sfuggono al controllo delle imprese, diventa ancora più importante concentrare l&#8217;attenzione su ciò che possiamo governare direttamente, a partire dall&#8217;organizzazione», ha rimarcato Bettoni.</p>
<p class="p1">Quando il prezzo perde forza acquistano valore tutte quelle scelte che dipendono direttamente dall&#8217;imprenditore: gestione, aggregazione, costruzione di rapporti stabili lungo la filiera, condivisione degli obiettivi con chi trasforma il prodotto. Non è un caso che oggi i contratti di filiera e una maggiore programmazione produttiva tornino a essere temi centrali per cercare di trasformare una parte dell&#8217;incertezza del mercato in una prospettiva di crescita. Le esperienze raccontate durante il Forum hanno mostrato che questa strada è già percorribile. C&#8217;è chi ha scelto di orientare la produzione verso colture e varietà più richieste dal mercato, chi ha costruito contratti pluriennali con l&#8217;industria, chi ha imparato a frazionare l&#8217;immissione del prodotto per cogliere le opportunità offerte dai diversi momenti del mercato e chi ha investito nella differenziazione attraverso cereali destinati a nicchie specifiche, filiere certificate e rapporti consolidati con pochi clienti.</p>
<p class="p1">“Si tratta di esperienze diverse – ha sottolineato il Presidente di IPAgro -, ma accomunate dalla stessa convinzione: il valore non nasce dall&#8217;improvvisazione, ma dalla capacità di programmare».</p>
<p class="p1">L&#8217;altra grande sfida riguarda proprio la differenziazione. Se competere soltanto sul prezzo significa misurarsi con realtà che dispongono di costi inferiori e tipi di economie difficilmente replicabili, il frumento italiano deve continuare a distinguersi per ciò che meglio lo caratterizza: qualità, tracciabilità, sostenibilità, identità produttiva e capacità di rispondere alle esigenze dell&#8217;industria di trasformazione. La qualità non può essere solo uno slogan ma deve essere effettivo valore aggiunto da valorizzare. C&#8217;è poi un investimento che durante il dibattito è emerso come decisivo e che troppo spesso viene sottovalutato: la conoscenza. «Oggi fare impresa agricola significa anche comprendere come si muovono i mercati internazionali, interpretare i dati, leggere i segnali che arrivano dalla domanda e anticipare, per quanto possibile, le dinamiche che influenzeranno una campagna produttiva.<span class="Apple-converted-space">  </span>– ha proseguito Bettoni -.</p>
<p class="p1">La competitività non nasce soltanto in campo, ma anche dalla capacità di interpretare ciò che accade fuori dal campo e in questo la cultura del dato è ormai essenziale». Anche la politica, come ha ricordato Angelo Frascarelli nelle conclusioni, non dispone di soluzioni miracolose: può favorire organizzazione, cooperazione, contratti di filiera, trasparenza e differenziazione, ma il protagonismo resta nelle mani degli imprenditori. Il futuro del frumento italiano non dipenderà dalla speranza che i prezzi tornino quelli di ieri, ma dalla capacità di costruire imprese più consapevoli. Perché le stagioni dei mercati passano ma la capacità di innovare, organizzarsi e fare sistema, invece, resta.</p>
<p><strong><em>Puoi seguirci anche sui social, siamo su <a href="https://www.facebook.com/granoitaliano1" target="_blank" rel="noopener" data-cmp-vendor="19" data-cmp-ab="2">Facebook</a>, <a href="https://www.linkedin.com/company/granoitaliano" target="_blank" rel="noopener" data-cmp-vendor="60" data-cmp-ab="2">Linkedin</a> e <a href="https://www.instagram.com/granoitaliano.eu/" target="_blank" rel="noopener" data-cmp-ab="2">Instagram</a></em></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/dovremo-andare-oltre-il-prezzo/">«DOVREMO ANDARE OLTRE IL PREZZO»</a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>LA GUERRA AIUTA IL TENERO</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/la-guerra-aiuta-il-tenero/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[paolo.viana]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jul 2026 12:25:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[mercati]]></category>
		<category><![CDATA[prezzi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://granoitaliano.eu/?p=9767</guid>

					<description><![CDATA[<p>Fiamme nel Golfo e i prezzi del tenero si risvegliano</p>
<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/la-guerra-aiuta-il-tenero/">LA GUERRA AIUTA IL TENERO</a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div dir="ltr">Cresce il frumento tenero, anche se la domanda non è brillante. Un operatore dice che la quotazione aumenta «per simpatia» con quella del mais, che effettivamente a Milano ha guadagnato posizioni, nella seduta del 21 luglio. Sarebbe stato un giorno come gli altri se il Golfo non avesse infiammato nuovamente l&#8217;estate dei mercati. La ripresa delle ostilità ha chiuso nuovamente le vie d&#8217;acqua e gli operatori prevedono che per almeno un mese o addirittura un mese e mezzo le quotazioni dei cereali saranno destinate a crescere o comunque a non calare, malgrado i raccolti del frumento siano tutt&#8217;altro che scarsi. Ci sono problemi di qualità in Europa, è vero, ma a dettar legge adesso è la logistica: se e quando le navi riusciranno ad attraccare nei nostri porti, allora i prezzi torneranno a raffreddarsi.</div>
<div dir="ltr"></div>
<div dir="ltr">Da mercoledì, quindi, è allarme guerra nelle borse e ciò darà la possibilità di spuntare qualche euro in più. Non che si parli di grandi affari: la domanda resta debole, perché è debole quella della Gdo, a sua volta condizionata dai consumatori impauriti dalla congiuntura. Tant&#8217;è vero che i sottoprodotti non hanno brillato. Anche il duro, che a Milano è quotato ormai franco partenza, resta in stallo: segno che i molini non comprano.</div>
<div dir="ltr"></div>
<div dir="ltr">Scarica il <a href="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/07/listino-della-Granaria-del-21-luglio-2026.pdf">listino della Granaria del 21 luglio 2026</a></div>
<div dir="ltr"></div>
<h2 dir="ltr">Mercato rialzista</h2>
<div dir="ltr">Sul mercato globale la tendenza è al rialzo. I mercati risentono infatti delle interruzioni delle spedizioni nel Mar Nero, delle minori aspettative di produzione europea per il caldo e della percezione di una contrazione delle scorte finali globali, sebbene i risultati iniziali favorevoli del raccolto in Russia e nell&#8217;Ucraina orientale continuino a limitare i rialzi. Le restrizioni attraverso il Canale del Don-Azov e lo Stretto di Kerch hanno aggiunto un rischio logistico. Il rapporto IGC di luglio ha lasciato la produzione globale di grano invariata intorno agli 821 milioni di tonnellate e le scorte finali leggermente in calo intorno ai 279 milioni di tonnellate.</div>
<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/la-guerra-aiuta-il-tenero/">LA GUERRA AIUTA IL TENERO</a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>CEREALI, IMPORT IN CALO</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/meno-import/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jul 2026 13:04:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[ANACER]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[importazioni]]></category>
		<category><![CDATA[mercati]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://granoitaliano.eu/?p=9744</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nei primi quattro mesi del 2026 diminuiscono quantità e valore delle importazioni cerealicole. In flessione mais e grano duro, mentre il tenero resta stabile.</p>
<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/meno-import/">CEREALI, IMPORT IN CALO</a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nei primi quattro mesi del 2026 l’Italia ha importato complessivamente <strong>8,71 milioni di tonnellate</strong> tra cereali, semi oleosi e farine proteiche, lo 0,8% in meno rispetto allo stesso periodo del 2025. Più marcata la riduzione della spesa, scesa dell’8,4% a 2,84 miliardi di euro.</p>
<p>A indicarlo sono i dati provvisori Istat elaborati da Anacer, l’Associazione nazionale cerealisti. Limitando l’analisi ai cereali in granella, le quantità arrivate dall’estero sono diminuite di 205 mila tonnellate, pari al 3,3%, mentre il valore si è contratto del 12,4%.</p>
<h2>Tenero stabile, scendono duro e mais</h2>
<p>Le importazioni di <strong>frumento tenero</strong> si sono mantenute pressoché invariate: 2,212 milioni di tonnellate contro 2,220 milioni del 2025. Il relativo esborso è però sceso da 560,6 a 497,5 milioni di euro.</p>
<p>Il dato conferma la rilevanza strutturale delle forniture estere per la filiera italiana. Italmopa ha appena stimato per il raccolto 2026 una produzione nazionale di tenero vicina a 3 milioni di tonnellate, in aumento del 10%, ma ancora ampiamente inferiore a un fabbisogno complessivo quantificato in circa 8 milioni di tonnellate. (<a title="TENERO, PIU' RESA MA MENO PROTEINA - Grano Italiano meno proteina" href="https://granoitaliano.eu/tenero-26-piu-resa-ma-meno-proteina/" target="_blank" rel="noopener">leggi l&#8217;articolo</a>)</p>
<p>Più evidente la flessione del <strong>grano duro</strong>, passato da 1,074 milioni a 982.840 tonnellate, con una riduzione di 91.500 tonnellate e di 78,6 milioni di euro in valore. In calo anche il mais, con 158 mila tonnellate in meno.</p>
<p>Crescono, invece, gli acquisti di orzo, aumentati del 19,3%, e quelli di riso, saliti di circa 20 mila tonnellate.</p>
<h2>Si restringe il deficit commerciale</h2>
<p>Anche le esportazioni del settore sono diminuite: -4,1% nelle quantità e -1,7% nei valori. Sono arretrate le vendite estere di cereali in granella, riso e prodotti trasformati, mentre sono aumentate quelle di farina di tenero, pasta e mangimi a base di cereali.</p>
<p>Il saldo valutario resta negativo ma migliora sensibilmente: il disavanzo è sceso da <strong>1,10 miliardi a 877,1 milioni di euro</strong>.</p>
<p>Anacer precisa tuttavia che i dati riguardano il periodo gennaio-aprile. Per valutare correttamente i flussi legati alla campagna cerealicola occorre considerare l’intervallo luglio-giugno: i numeri non riflettono ancora, quindi, gli effetti del nuovo raccolto italiano.</p>
<p><em>Fonte: comunicato stampa Anacer del 21 luglio 2026.</em></p>
<p><strong><em>Puoi seguirci anche sui social, siamo su <a href="https://www.facebook.com/granoitaliano1" target="_blank" rel="noopener" data-cmp-vendor="19" data-cmp-ab="2">Facebook</a>, <a href="https://www.linkedin.com/company/granoitaliano" target="_blank" rel="noopener" data-cmp-vendor="60" data-cmp-ab="2">Linkedin</a> e <a href="https://www.instagram.com/granoitaliano.eu/" target="_blank" rel="noopener" data-cmp-ab="2">Instagram</a></em></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/meno-import/">CEREALI, IMPORT IN CALO</a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>RIBASSO STABILE</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/ribasso-stabile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[paolo.viana]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 08:44:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[CUN]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[mercati]]></category>
		<category><![CDATA[prezzi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://granoitaliano.eu/?p=9697</guid>

					<description><![CDATA[<p>Si sta ragionando sul contenuto proteico</p>
<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/ribasso-stabile/">RIBASSO STABILE</a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1">Secondo la Cun il mercato del grano duro è stabile. In realtà, man mano che arrivano i dati del raccolto &#8211; un buon raccolto &#8211; il valore del prodotto nazionale perde terreno. Questa settimana è capitato al grano del centro Italia, come potete vedere dal listino. Qualche indicazione di quel che sta succedendo la ricaviamo dai verbali della seduta del 6 luglio: gli stoccatori del Nord-Italia hanno chiesto di ridurre il peso specifico minimo dei prodotti fino alto proteico, fino proteico e fino dall’attuale 81 kg/hl a un valore di 80 kg/hl, in quanto l’attuale limite fissato a 81 kg/hl rischia di declassare partite di ottima qualità e con elevato contenuto proteico. Altri hanno chiesto di fare lo stesso per il Centro-Italia in modo tale da avere una griglia uniforme tra tutti gli areali. L’industria si è pronunciata contro questa modifica, anche se per il Centro si sono registrate aperture all’idea di riportare il contenuto proteico minimo del grano duro fino di produzione CentroItalia al 13%. Se ne riparlerà.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-9698" src="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/07/cun-listino-13-luglio-2026.jpg" alt="" width="1554" height="1671" srcset="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/07/cun-listino-13-luglio-2026.jpg 1554w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/07/cun-listino-13-luglio-2026-279x300.jpg 279w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/07/cun-listino-13-luglio-2026-952x1024.jpg 952w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/07/cun-listino-13-luglio-2026-768x826.jpg 768w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/07/cun-listino-13-luglio-2026-1428x1536.jpg 1428w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/07/cun-listino-13-luglio-2026-370x398.jpg 370w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/07/cun-listino-13-luglio-2026-270x290.jpg 270w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/07/cun-listino-13-luglio-2026-570x613.jpg 570w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/07/cun-listino-13-luglio-2026-740x796.jpg 740w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/07/cun-listino-13-luglio-2026-1320x1419.jpg 1320w" sizes="(max-width: 1554px) 100vw, 1554px" /></p>
<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/ribasso-stabile/">RIBASSO STABILE</a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>FRUMENTO, MERCATI IN BILICO</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/mercati-in-bilico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 22:10:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[ANACER]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[importazioni]]></category>
		<category><![CDATA[mercati]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://granoitaliano.eu/?p=9672</guid>

					<description><![CDATA[<p>Andrea Galli, presidente Anacer, analizza il mercato mondiale del frumento tra nuove origini, Mar Nero, Nord America, qualità e costi logistici.</p>
<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/mercati-in-bilico/">FRUMENTO, MERCATI IN BILICO</a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class="alignleft wp-image-9673" src="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/07/Andrea_Galli_Anacer-225x300.jpeg" alt="" width="157" height="209" srcset="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/07/Andrea_Galli_Anacer-225x300.jpeg 225w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/07/Andrea_Galli_Anacer-768x1024.jpeg 768w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/07/Andrea_Galli_Anacer-1152x1536.jpeg 1152w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/07/Andrea_Galli_Anacer-370x493.jpeg 370w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/07/Andrea_Galli_Anacer-270x360.jpeg 270w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/07/Andrea_Galli_Anacer-570x760.jpeg 570w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/07/Andrea_Galli_Anacer-740x987.jpeg 740w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/07/Andrea_Galli_Anacer-1320x1760.jpeg 1320w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/07/Andrea_Galli_Anacer.jpeg 1536w" sizes="(max-width: 157px) 100vw, 157px" /><strong>Il mercato mondiale del frumento resta condizionato da un’offerta abbondante ma il quadro cambia molto tra frumento duro e tenero. A sottolinearlo è Andrea Galli (nella foto), presidente di Anacer, l’Associazione nazionale cerealisti, che legge la nuova campagna partendo dalle origini più influenti, dai raccolti in corso e dai fattori che possono incidere sui prezzi nei prossimi mesi.</strong></p>
<p>Per il duro, la fotografia è ancora incompleta, con i dati sui raccolti di Canada e Stati Uniti per cui occorrerà attendere.</p>
<p>«Sul grano duro il quadro è più complesso, perché i raccolti canadesi arrivano più avanti nella stagione. Oggi possiamo ragionare soprattutto sulle produzioni europee e sulle prime indicazioni provenienti dalle campagne invernali. In Italia le rese risultano molto buone, mentre dalla Francia emergono valutazioni meno entusiaste». Anche in Grecia (regioni centrali) si sono rilevate criticità nel raccolto, sia in termini di rese che sotto l&#8217;aspetto qualitativo.</p>
<h2><strong>Nuove origini in Europa</strong></h2>
<p>Accanto ai dati della campagna, Galli richiama un cambiamento più strutturale: l’allargamento dell’areale produttivo del duro verso il Nord-Est Europa.</p>
<p>«È un fenomeno da osservare con attenzione. Il grano duro si sta lentamente espandendo in Paesi come Slovacchia e Croazia, da cui già lo scorso anno sono state registrate importazioni, oltre che dalla Cechia. Se queste aree dovessero consolidarsi come esportatrici, l’Italia si troverebbe con una pressione competitiva più ampia, da più fronti».</p>
<p>In questo contesto, il margine per rialzi significativi appare limitato, salvo imprevisti nelle aree nordamericane o movimenti valutari.</p>
<p>«Se non emergeranno problemi sotto raccolto tra Stati Uniti e Canada, il mercato si troverà di fronte a una disponibilità importante di grano duro. Di conseguenza, non vedo oggi elementi tali da sostenere un deciso aumento dei prezzi, a meno di effetti legati al cambio, considerando che il dollaro si è rafforzato negli ultimi due mesi».</p>
<h2><strong>Logistica e costi dei trasporti</strong></h2>
<p>Un altro elemento da seguire riguarda la logistica. Il calo del petrolio, spiega Galli, non si è automaticamente trasferito sui costi effettivi dei trasporti marittimi.</p>
<p>«Non sempre la discesa delle quotazioni si riflette in modo proporzionale sull’olio combustibile. La capacità di raffinazione mondiale presenta alcune criticità e questo può impedire una riduzione equivalente dei costi sul prodotto finito. L’effetto è particolarmente rilevante per le merci che arrivano da origini lontane, come Australia e Canada».</p>
<p>Per il duro, dunque, la previsione resta improntata alla normalità.</p>
<p>«La domanda appare stabile. Un elemento da monitorare è la tenuta delle esportazioni di pasta verso gli Stati Uniti che, finora, non hanno registrato flessioni. In assenza di scostamenti importanti, mi aspetto una campagna ordinaria, con possibili ribassi solo nel caso in cui i costi di trasporto dovessero ridursi nel primo semestre 2027».</p>
<h2><strong>Tenero, rese alte in Europa</strong></h2>
<p>Più articolata è la lettura del frumento tenero: «il mercato del tenero è più variegato. Negli Stati Uniti si sono registrati problemi sul raccolto invernale e questo contribuisce a mantenere elevati i prezzi di quelle origini. In Europa, invece, le rese sono molto buone: in Italia, nei Balcani, in Russia e più in generale nell’Est europeo. I prezzi, dopo una partenza molto bassa, sono ora in lieve ripresa».</p>
<p>Diversa la situazione in Francia, dove si sono rilevate alcune criticità nelle rese, con conseguente riduzione del raccolto</p>
<p>La pressione dell’offerta resta comunque evidente. Galli cita in particolare il caso dei Balcani, dove il prezzo di un grano medio di qualità risulta particolarmente competitivo. Ma il punto decisivo, avverte, non è solo il prezzo: è la qualità reale della granella.</p>
<p>«In Italia le rese sono molto buone e, sul piano qualitativo, non stiamo registrando particolari criticità. Diverso è il discorso per alcune produzioni balcaniche: possono avere un buon peso specifico ma una capacità molitoria non soddisfacente. In presenza di rese molto elevate, spesso la qualità tecnologica tende a ridursi».</p>
<h2><strong>Il valore del grano italiano</strong></h2>
<p>È qui che il grano italiano può giocare una carta importante: «il frumento nazionale può avere un valore intrinseco superiore rispetto ad alcune importazioni, proprio per le sue caratteristiche qualitative. Questo è un aspetto che i produttori dovrebbero considerare con attenzione».</p>
<p>La concorrenza, tuttavia, non manca.</p>
<p>«Dal Mar Nero arrivano già offerte di grano bulgaro e rumeno, oltre che moldavo, a prezzi molto interessanti. L’Ucraina in questa fase è meno presente perché ha esaurito la quota di accesso al mercato senza dazio ma, dal primo gennaio 2027, tornerà disponibile. Si tratta quindi di uno slittamento temporale, non di un cambiamento strutturale».</p>
<h2><strong>La variabile mais</strong></h2>
<p>Un’ulteriore variabile potrebbe arrivare dal mais. In Europa, ricorda Galli, una parte molto rilevante del frumento tenero è destinata alla zootecnia, soprattutto nel Nord del continente.</p>
<p>«Se dovessero verificarsi problemi seri sul mais, per esempio legati alla siccità o alla contaminazione aflatossine, la domanda zootecnica di grano tenero potrebbe aumentare. Anche uno spostamento limitato può modificare gli equilibri di domanda e offerta».</p>
<p>Sul mais, però, è ancora presto per trarre conclusioni: «le rese si potranno valutare più avanti. Il vero punto critico non è tanto la quantità, quanto il rischio aflatossine, che resta una grande incognita. Sullo sfondo ci sono un potenziale raccolto americano molto buono e un flusso brasiliano importante, anche se concentrato in una finestra temporale ridotta».</p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
<p><strong><em>Puoi seguirci anche sui social, siamo su <a href="https://www.facebook.com/granoitaliano1" target="_blank" rel="noopener" data-cmp-vendor="19" data-cmp-ab="2">Facebook</a>, <a href="https://www.linkedin.com/company/granoitaliano" target="_blank" rel="noopener" data-cmp-vendor="60" data-cmp-ab="2">Linkedin</a> e <a href="https://www.instagram.com/granoitaliano.eu/" target="_blank" rel="noopener" data-cmp-ab="2">Instagram</a></em></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/mercati-in-bilico/">FRUMENTO, MERCATI IN BILICO</a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>MILANO FRANCO PARTENZA </title>
		<link>https://granoitaliano.eu/milano-franco-partenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[paolo.viana]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jul 2026 10:18:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[CUN]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[mercati]]></category>
		<category><![CDATA[prezzi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://granoitaliano.eu/?p=9622</guid>

					<description><![CDATA[<p>La Granaria diventa punto di riferimento per il duro del centro italia </p>
<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/milano-franco-partenza/">MILANO FRANCO PARTENZA </a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="yiv5053241927ydp3a5f2161p1">La contestazione della Cun nell’Italia Centrale, dove <a href="https://granoitaliano.eu/cun-grano-duro-marche-critiche-cia-pesaro-urbino-prezzi-sotto-costi/" target="_blank" rel="noopener">la Cia è uscita allo scoperto</a> nelle scorse settimane e anche il consorzio di Ancona ha manifestato la propria insoddisfazione, sta facendo dell’associazione Granaria di Milano la borsa dove concentrare gli scambi. Assume quindi un significato economico importante la quotazione franco partenza del grano duro del Centro Italia che la Granaria ha quotato nella seduta di ieri. Scarica il <a href="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/07/listino-Granaria-7-luglio-2026.pdf">listino Granaria 7 luglio 2026</a>.</p>
<p class="yiv5053241927ydp3a5f2161p1">La clausola “franco partenza” non casualmente evidenziata nel listino dovrebbe facilitare gli scambi e attirare gli operatori sotto la Madonnina.<span class="yiv5053241927ydp3a5f2161Apple-converted-space"> Resta il fatto che gli scambi attuali sul mercato nazionale sono inferiori all offerta. Questo pesa sulle quotazioni a breve termine ma gli addetti ai lavori credono sia solo una finestra a medio termine.</span></p>
<p class="yiv5053241927ydp3a5f2161p1">Le quotazioni milanesi del duro nazionale sono in linea con quelle delle altre borse, Altamura compresa, che, diversamente dalla Cun quotano frumenti fino a 10,5% di proteine, a dimostrazione che il raccolto di quest’anno difficilmente raggiungerà i 15 fissati dalla Commissione unica nazionale come punto di riferimento della qualità.</p>
<p class="yiv5053241927ydp3a5f2161p1">Intanto, i mercati globali incassano il colpo del meteo e delle minori semine Usa (-5,7%) ma i prezzi non sembrano riprendersi. Si conferma il danno provocato dall&#8217;ondata di calore in Europa e negli Stati Uniti e inondazioni nel Canada occidentale. Il raccolto di grano del Mar Nero dovrebbe essere buono. Le prospettive per il grano duro rimangono stabili: buon raccolto negli Usa e in Nord Africa ma soprattutto in Canada. I mercati potrebbero essere dunque stabili su quotazioni basse.</p>
<p><em>Autore: Paolo Viana</em></p>
<p><strong><em>Puoi seguirci anche sui social, siamo su <a href="https://www.facebook.com/granoitaliano1" target="_blank" rel="noopener" data-cmp-vendor="19" data-cmp-ab="2">Facebook</a>, <a href="https://www.linkedin.com/company/granoitaliano" target="_blank" rel="noopener" data-cmp-vendor="60" data-cmp-ab="2">Linkedin</a> e <a href="https://www.instagram.com/granoitaliano.eu/" target="_blank" rel="noopener" data-cmp-ab="2">Instagram</a></em></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/milano-franco-partenza/">MILANO FRANCO PARTENZA </a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
